Caluso è un centro di origine romana addossato alle propaggini dell’anfiteatro morenico di Ivrea, gli avvenimenti successivi alla caduta dell’impero sono nebulosi, è, comunque, certa la presenza dei Longobardi, come conferma un sepolcro ritrovato tra Caluso e Rodallo.
Le notizie archivistiche più antiche risalgono al 1156, Caluso passa sotto giurisdizione dei Valperga, dei Biandrate, poi dei Savoia ramo Acaia; la guerra, narrata da Azario fra gli Acaia, guelfi e i marchesi del Monferrato, ghibellini, finisce con l’assedio, il saccheggio e la perdita del paese.
Caluso rimane a metà Cinquecento incuneata nel conflitto fra Francesi e Spagnoli, la presenza del governatore e luogotenente generale in Piemonte Charles de Cossé de Brissac (1556), feudatario del luogo, non rappresenta solo l’intervento dello straniero sul territorio, ma diviene soprattutto un simbolo di sviluppo economico e tecnologico costruendo l’imponente canale denominato Bealera di Caluso o Brissacca. Il canale trasporta l’acqua fino a Caluso da una derivazione dell’Orco a Spineto (frazione Castellamonte) incentivando la coltivazione e fornendo l’energia necessaria per mulini, opifici e fucine. Al ritorno di Brissac in Francia il feudo passa al ducato di Mantova sino al 1631, poi ai Savoia, infine ai Valperga.
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Progetto di recupero del Castellazzo di Caluso
Il castello risale al XIII secolo, «struttura fortificata, menzionata come castellacium in un atto del 1257 e poi trasformata in castrum secondo quanto indicato in un altro del 1297», anticamente dipendente dal vescovo di Ivrea passa sotto la signoria dei Biandrate. Divenuto possedimento sabaudo e punto strategico nel Canavese Filippo d’Acaja nel 1328 «avviò una serie di imponenti opere murarie per rinforzare e consolidare le fortificazioni del castello e del relativo centro abitato, impegnando a riguardo ingentirisorse finanziarie». Dopo la guerra del Canavese il castello e il feudo passano in mani monferrine, la fortificazione viene rinforzata e mantenuta operativa; durante la guerra fra Francia e Spagna le strutture subiscono numerosi danni che non verranno mai ripristinati. «Nel 1951 il Comune di Caluso ne è divenuto proprietario, avendolo acquistato dai Mattirolo, eredi degli Spurgazzi […] iniziò per il castello un periodo di totale abbandono e ben presto tutta l’area si ricoprì di una fitta vegetazione selvatica. Nel 1980 furono compiuti lavori di disboscamento e di consolidamento del muraglione di Ponente».
Antistante il castello sul monte Rotondo o colle di San Calogero si trova la chiesa omonima, la primitiva parrocchia del piccolo insediamento, menzionata in una bolla pontificia del 1170.
Il Centro Studi collabora ad un progetto di recupero del castello di Caluso promosso dal Comune stesso e dall’Associazione Culturale Le Purtasse. Il Centro è stato interpellato per una consulenza storico-militare affiancato dal dr. Aldo Actis Caporale, gli altri soggetti coinvolti sono l’architetto Francesco Barrera per quanto riguarda il progetto di restauro vero e proprio, l’archeologo Fabrizio Zannoni per l’indagine preliminare e la ditta Studium dell’archeologo Marco Subbrizio per la ricerca, i sondaggi e gli scavi.
