Il Pastiss
La casamatta detta Pastiss fu costruita a protezione del bastione San Lazzaro della Cittadella di Torino per volere del Duca Emanuele Filiberto di Savoia.
Eretta tra il 1572 ed il 1574, l’opera faceva parte di un più vasto programma rimasto incompiuto. Secondo tale progetto, i tre bastioni della fortezza rivolti verso la campagna dovevano essere protetti da casematte in grado di neutralizzare gli attacchi dei nemici prima ancora che questi raggiungessero la Cittadella vera e propria. Unica ad essere stata costruita, la casamatta del Pastiss era dotata di un sistema di contromina per bloccare l’avanzamento nemico nel sottosuolo. Tale sistema, costituito da due muri gemini separati da un’intercapedine, raggiungeva la profondità della falda acquifera (- 13,5 m).
Le parti emergenti dell’opera costituivano un complesso trilobato dotato di formidabili camere di combattimento su due livelli e, sul fronte di gola, di cannoniere volte ad un’efficace difesa nel fossato del Bastione San Lazzaro.
Il Pastiss, autentico unicum per la complessa ed originale architettura, fu parzialmente distrutto dagli edifici eretti tra l’Ottocento ed il Novecento nella zona indicata dalla cartina riportata a fianco.
Plastici
La realizzazione dei modelli di due importanti elementi della cittadella di Torino, il Pastiss e il Cisternone, si inseriscono in un ampio progetto di studio delle fortificazioni sabaude promosso dal Centro Studi, che ha già visto la creazione di altri cinque modelli che riproducono, rispettivamente, il sistema dei Trinceramenti dell’Assietta (settore occidentale) quale era nel mese di luglio 1747, il particolare della testa avanzata dei suddetti trinceramenti, o “Butta” dei Granatieri, il giorno dopo la battaglia del 19 luglio 1747, il Castello di Cosseria con le zone limitrofe, nell’assetto del 12 e 13 aprile 1796, la piazzaforte di Verrua prima dell’assedio del 1704 ed il forte di Exilles nella prima metà del Settecento (forte Bertoliano).
Fanno parte integrante del medesimo progetto di studio le pubblicazioni dell’ente e i poster raffiguranti l’Assietta, Verrua ed Exilles.

Gli ambienti superstiti furono riempiti con la terra di risulta dello scavo delle fondamenta dei palazzi suddetti e, dal 1976, sono in corso di svuotamento e valorizzazione a cura dei volontari dell’Associazione «Amici del Museo Pietro Micca» di Torino, sotto la direzione del Generale Guido Amoretti, che scoprì le vestigia del Pastiss nel 1958, e di Piergiuseppe Menietti.
«Il “Cisternone”, era stato scavato fino a raggiungere l’acqua di falda, che sul fondo formava un piccolo bacino in cui si poteva far abbeverare direttamente i cavalli utilizzando due rampe a chiocciola simmetriche, ma contrapposte l’una all’altra, così che gli animali scendevano dalla prima e risalivano dalla seconda senza mai incontrarsi». Grandioso nelle dimensioni era una struttura architettonica ingegnosa. «La porzione emergente di due piani fuori terra, appare articolata in facciata in due ordini sovrapposti, l’inferiore ritmato da un elegante sequenza di serliane, formate da archi poggianti su pilastri alternati a strette aperture architravate, il superiore da un parapetto a riquadri che ripeteva la sottostante scansione, e sul quale poggiava un elegante colonnato architravato, organizzato in gruppi di tre elementi posti in corrispondenza degli archi. La copertura appare costituita da una capriata lignea che sorregge un tetto anulare a doppia falda».


Il Cisternone
Il pozzo della cittadella di Torino fu costruito fra il 1565 ed il 1567 su progetto di Francesco Paciotto da Urbino. Lo scopo dell’opera era dotare il nuovo poligono fortificato filibertiano di una fonte d’acqua perenne, tale da rendere pienamente autonomo l’approvvigionamento idrico.
Nel 1698, l’esplosione della polveriera maggiore della cittadella, colpita da un fulmine la notte del 20 agosto, determinò la totale scomparsa di tutta la porzione emergente del pozzo, che non fu più ricostruita. Il cisternone scompare definitivamente nel 1799, si dice utilizzato per tumularvi i caduti della guarnigione francese, arresasi, dopo un brevissimo assedio, alle forze austro-russe del generale Suvorov. Probabilmente il violento bombardamento della zona causò altri danni che determinarono l’abbandono definitivo e il livellamento dell’area. Nel 1856 iniziano le opere di smantellamento della cittadella con il continuo progredire dell’urbanizzazione, Riccardo Brayda, Ispettore degli Scavi e Monumenti del Circondario di Torino, intraprese una parziale indagine archeologica del pozzo prima della sua definitiva obliterazione avvenuta in seguito all’edificazione della scuola elementare Ricardi di Netro in via Valfrè (1898). Moderne indagini hanno consentito a partire dal 1995 di accedere nuovamente all’antica struttura della quale è stato evidenziato la muratura perimetrale e un tratto di una delle celebri rampe elicoidali. I risultati dello scavo hanno confermato essere oggettivamente fattibile un ripristino, seppure parziale, dell’opera e la sua conseguente musealizzazione. Per perseguire questo fine sarà necessario un proseguimento delle indagini archeologiche che possono ampliare le nostre conoscenze dell’opera, soprattutto riguardo lo spazio interno della vera centrale, ancora non indagato.
Il modello del cisternone, come si supponeva fosse al 1567, sarà realizzato in scala 1:50 dal sig. Giuseppe Siracusa modellista, sotto la guida dell’archeologo Fabrizio Zannoni con la collaborazione dell’architetto Silvia Bertelli e la consulenza storico-militare di Guido Amoretti.
